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FAST FASHION

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La moda è diventata democratica: oggi tutti, con qualunque portafoglio, possono permettersi di acquistare capi trendy, in linea con il proprio stile e con le proprie esigenze. Merito e colpa del fast fashion che, per venire incontro alle nuove esigenze dei consumatori, ha messo in secondo piano ciò che dovrebbe essere davvero importante, ovvero produrre capi in linea con l’etica che non permettano lo sfruttamento umano e ambientale. Negli ultimi anni numerosi documentari hanno portato alla luce il grave problema e mostrato al mondo le terribili condizioni di lavoro degli operai nelle fabbriche di queste catene in paesi in via di sviluppo, la dannosità dei prodotti con i quali la merce viene creata e il suo notevole impatto ambientale. Per il mondo della moda, che è creatività, passione, espressione e molto spesso anche denuncia per problemi sociali e ambientali nel mondo, questa situazione è scandalosa e imperdonabile. Il problema è presente in quasi tutte le tipologie di brand, ma è più grave nelle catene low cost, ovvero a basso costo.

Bisogna sottolineare che molte aziende, quando si è sollevata la questione, hanno provato a fare dei miglioramenti, per esempio eliminando alcune sostanze chimiche oppure facendo dei sopralluoghi nelle fabbriche per assicurarsi che nessun lavoratore venga sfruttato e che lavori in sicurezza. Un esempio pratico: Inditex (ovvero il gruppo di cui fanno parte Zara, Stradivarius, Bershka, Pull and Bear e altri), H&M, Benetton, Mango, Primark, Adidas, Levis e Valentino sono solo alcuni dei brand che hanno aderito alla campagna detox di Greenpeace per risolvere il problema dell’inquinamento ambientale.

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Il problema è chiaro, ma cosa possiamo fare noi in concreto? C’è davvero un modo per conciliare costi e qualità? La risposta purtroppo è negativa, al momento non è possibile acquistare prodotti di qualità a prezzi stracciati. Una soluzione può essere sicuramente mettere da parte del denaro e investire in un capospalla, una borsa o un paio di scarpe di qualità, che rispettino l’ambiente e la nostra salute, approfittando del periodo dei saldi per pagarli meno. Attenzione, se un capo è caro non per forza è di qualità, informatevi sempre sull’etica del brand e sui prodotti utilizzati.

Ci sono altri accorgimenti che possiamo tenere a mente. Il primo è quello di controllare le etichette. Tutti i capi di abbigliamento devono averne una e per legge devono riportare determinate informazioni, quali nome del produttore e del marchio, dichiarazione fibra e percentuali, composizione del tessuto e manutenzione dei prodotti. Controllate e diffidate dai capi che non ne hanno una o non sono complete. Un altro consiglio è quello di fare shopping consapevolmente, ovvero acquistando con metodo capi che sappiamo dureranno nel tempo ed evitando di comprare troppi capi inutili che già sappiamo che non indosseremo mai. Infatti un altro grande problema del fast fashion è che, a differenza delle passerelle, non presenta solo due collezioni l’anno (autunno/inverno e primavera/estate), ma sono molto più veloci, si può arrivare anche ad una collezione a settimana. Questo genera in molti casi l’accumulo da parte dei consumatori, che non è mai un bene, anche perché nella maggior parte dei casi si tende a buttare via ciò che non si utilizza più (o magari non si è mai utilizzato) e così facendo si generano inutili rifiuti. Se vi trovate in questa situazione potete sempre valutare l’opzione di regalare, vendere o dare in beneficienza  i vestiti che non usate più. Se invece contate nel far durare nel tempo un capo, seppur low cost e per natura destinato a durare poco, osservate e seguite bene i consigli per la manutenzione dei capi scritti sull’etichetta, tenete i vostri capi e accessori con molta cura, utilizzate dei sacchetti in stoffa per proteggere le borse, riponete ordinatamente i vestiti nell’armadio, lavate e smacchiate a mano.

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La situazione è difficile, ma con questi e altri accorgimenti possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo. Oggi le aziende tengono molto al “customer care”, quindi perché non far sentire la nostra voce? Se solo ognuno di noi facesse un gesto semplice come mandare una mail alle catene fast fashion più importanti chiedendo anche solo informazioni riguardo alle condizioni dei lavoratori o ai prodotti utilizzati, sicuramente le società inizierebbero almeno a prendere in considerazione di rivedere le proprie priorità e la propria etica aziendale. La moda deve essere responsabilizzata e bisogna fare più domande. Speriamo che in futuro le imprese riescano a conciliare qualità, benessere dei lavoratori e costi.

10 pensieri riguardo “FAST FASHION”

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